Lettera docenti Campus Einaudi pone forti interrogativi

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Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia​​ Segreteria Provinciale Torino​​ 

​​ Comunicato stampa​​ 

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Dichiarazione del Segretario Generale Siulp Torino:​​ 

La lettera dell’Assemblea dottorandi,​​ precari e docenti del Campus Luigi Einaudi di Torino pone forti interrogativi.​​ 

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Con il massimo rispetto per chi assolve all’alto onere di educare, formare e instillare lo spirito critico nelle giovani generazioni, l’oggettività del contenuto della lettera dei docenti, sembra assumere una china culturale discutibile. Una veloce disamina della lettera de quo, pur condividendo l’aspetto antifascista senza alcuna titubanza, ​​ fa emergere tuttavia qualche​​ preoccupazione: “intorno al “giorno del ricordo”, si gioca una partita ideologica che punta a rimuovere il collaborazionismo del regime fascista con il nazismo e nascondere i crimini contro l’umanità compiuti dall’esercito italiano”. E’ invece in tale contesto che la questione Foibe andrebbe inserita.​​ Una siddetta riflessione non susciterebbe alcuna perplessità se non fosse che a pronunciarla sono esimi professori il cui dovere precipuo è la formazione culturale degli studenti. Una elucubrazione che si contrappone nettamente al ​​ pensiero del Presidente della Repubblica il quale, nell’altisonante celebrazione del ricordo delle vittime delle Foibe ha stigmatizzato quegli avvenimenti storici, a prescindere dalle differenti interpretazioni, suggellando la vicinanza della Repubblica Italiana alle vittime delle foibe e denunciando la nefandezza dell’eccidio. ​​ 

Ma non solo: “il gruppo Fuan distribuiva un volantino, colmo della solita retorica nazionalista, attaccando l’Anpi, tra i promotori dell’iniziativa. Il gruppetto, protetto come accade da molti anni da poliziotti antisommossa, si è i verità dileguato dopo pochi minuti: nessuno “scontro” con i numerosi studenti che li contestavano. E i momenti di contatto tra antifascisti e polizia avrebbero potuto essere derubricati a poca cosa, a essere onesti: invece interviene la decisione delle forze dell’ordine di operare un fermo”.​​ Occorre precisare agli esimi professori che la Polizia di Stato è inequivocabilmente antifascista e protegge qualunque cittadino che trovasi in​​ pericolo a prescindere dalle sue idee politiche e dal​​ 

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colore della sua pelle. Se i docenti estensori della lettera si fossero attardati a verificare puntualmente i fatti si sarebbero resi conto, a meno che non subentri un inspiegabile pregiudizio, che le forze dell’ordine operavano legittimamente l’accompagnamento degli studenti. Superfluo rammentare che una democrazia, nonché Stato di diritto, è dotata di legittimi anticorpi contro eventuali abusi, riscontrabili nell’azione dell’Autorità Giudiziaria a cui spetta giudicare anche l’operato delle forze dell’ordine; come la sicurezza dei cittadini e l’ordine pubblico è precipuo compito dell’Autorità di Pubblica Sicurezza di cui si assume la responsabilità.​​ 

C’è da chiedersi se l’insegnamento di questi professori contempli un’ideologia che garantisca​​ la libertà del “pensiero unico” e se per costoro le forze dell’ordine rappresentino il braccio armato di una sedicente organizzazione fascista. Se così fosse, si spera di no, ci sarebbe altresì da chiedersi quanto sia costruttivo un insegnamento che cerca​​ di delegittimare le forze dell’ordine, spingendo finanche a far apparire travisato il loro compito. Ma forse trattasi solo di una carenza di informazione.​​ 

C’è infine da chiedersi se l’autorizzazione a costituire una sede presso l’Università per le associazioni di differente ideale politico, oltre a dipendere da una solenne dichiarazione di antifascismo non debba richiedere rispetto verso le leggi, la libertà di opinione prevedendo altresì quale causa ad excludendum l’esercizio della violenza a prescindere. ​​ ​​ ​​ ​​ ​​ ​​​​ 

Per quanto ci riguarda, chiude Eugenio Bravo, la nostra solidarietà va ai tre poliziotti feriti di cui uno con lesioni di 30 giorni che, assicuriamo i docenti, non sono stati causati da uno scivolone su una buccia di banana. ​​ 

I feriti e le aggressione alle forze dell’ordine sono all’ordine del giorno e, per quanto per taluni i poliziotti possano risultare fastidiosi, se non ci fossero, lo scenario per la nostra democrazia sarebbe spaventoso.  ​​ ​​ ​​ ​​ ​​ ​​ ​​ ​​​​ 

Torino, 20 febbraio 2020​​ 

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